TRIESTE

La Bora

Quando soffia la bora
Trieste grida dalle grotte carsiche
Dai fondali marini
Con le sue mille voci
Rincorre ricordi
Denuncia incubi e presentimenti.
Eserciti che scendono dai monti
Martiri a difendere le rive
Uniformi che urlano e si uccidono
Uomini che fuggono
Nel vento come ombre.
Se il vento almeno il vento
Avesse il dono dell’oblio
E non ci ricordasse il tanto
Che ci affligge
Invece geme e grida
Alle nostre orecchie squassate
E impotenti atrocità vendette
Ribellioni giunte qui da ogni luogo
E da ogni tempo.

Trieste

Difficile questa città
per chi ci vive e va
dai monti alla marina
in lotta con il sole e con i venti.
Trieste è là in Ponterosso
tra la sinagoga e le altre chiese
ad aspettar le genti
ad incontrare il mare.
Stanca di analisi
commenti previsioni
ha voglia di mercanti
di spezie di aromi
ha voglia di allegria
di musiche e di valzer.
Incerta se risalire
i monti verso Vienna
o scendere sul mare incontro al sole
lo splendore del golfo la imprigiona:
lei sempre più inquieta,
noi sempre di meno,
incapaci di vivere il confine.
Torneranno le tue navi, i tuoi mercanti,
verrà un Revoltella, un greco, un arciduca
verrà qualcuno alle tue belle rive
portando quello che oggi a noi manca:
amore fantasia ottimismo
domani presto prima che tu muoia.

PERUGIA

Umbria

Se anche dimenticassi tutto
Comunque e appena tornata
Riconoscerei la mia terra
Per quell’aprirsi del cuore
Ad abbracciare gli archi limpidi
Dei suoi colli morbidi di alberi:
Architettura dell’anima
Tela dei pensieri.
Sua è l’aria che ho respirato
Appena nata
Suo il verde
Della mia prima primavera
E con questa sempre mi confronto:
Vocabolario delle mie emozioni
Misura dei miei sentimenti
Ricchezza che mi rassicura
Ad ogni nuovo incontro.

Perugia

La riconosco anche dal cielo
Nitido aperto nell’estate
Ferroso guardingo d’inverno
Sospeso anzi poggiato sulle torri
Comunque ignaro di mari.
Di Perugia conosco le strade
Che scivolano dalla luce
Nel buio tra le case
Gli affreschi azzurri
Sulle volte antiche
I cori lignei delle chiese
E le sue mura un tempo a difesa
Sui colli oggi affacciate verso il piano.
Di lei guerriera e benigna so tutto
Eppure ogni volta mi sorprende:
Uno scorcio un balcone una fontana
Un sussulto nuovo nell’incanto noto.
E’ nato un albero nell’alto delle mura,
Ho rovesciato la testa per guardarlo
Si gonfiava rosa in mezzo al cielo.

PUGLIA

Ricordo di Puglia

Scompare nel sole il bianco sogno
del barocco leccese, scompare
la candida cattedrale di Trani,
una favola un’invenzione sospesa sul mare,
scompare l’unicum Castel del Monte,
Ostuni, ricordo greco, è una nuvola bianca,
i martiri cristiani sono ombre
nella cripta di Otranto,
il Salento sembra staccarsi e veleggiare,
si confondono i mari e le genti tante.
Restano vivi, radicati nella rossa
Terra di Puglia, contorti e aggressivi
Gli ulivi, le chiome al vento, a testimoniare
I colori, le onde, la voce del mare,
la fatica degli uomini, la bontà di Dio.

Sono tornata tra gli ulivi e il mare

Sono tornata tra gli ulivi e il mare
Nella terra dove ordinati
Corrono i filari d’uva, dove le cicale
Esplodono in concerti
E i fichi d’India, mostri benigni,
Vegliano la nostra vita.
E sempre un alito di vento
Che parla greco arabo
Forse normanno
A ricordare e raccontare storie
D’altri tempi e d’altre terre
Di queste e di altre genti.

puglia1

Carla Carloni Mocavero è nata a Perugia dove si laurea in Scienze Politiche. Trasferitasi a Roma (1959-1968) collabora alla terza pagina dell’Osservatore Romano e alla stesura di voci socio-politiche per la”Grande Enciclopedia Curcio”. Da molti anni vive a Trieste.