carla carloni mocavero

L’autrice ha scritto poesie, romanzi, saggi e racconti per ragazzi per i quali ha ricevuto notevoli riconoscimenti nazionali e internazionali oltre a essere citata tra i “Poeti Umbri Contemporanei” (Edizione Il Formichiere – 2014). Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese e in croato.

Nel 2012 il suo romanzo “La casa di Amalia – Specchio di James Joyce” viene presentato all’Istituto Italiano di Cultura a Dublino nella XII Settimana della lingua italiana nel mondo.

GIORNI DI MARZO

Donnini Perugia - 1951

IL GRIGIO NON MI APPARTIENE

Campanotto Editore - 1995

Voglio tornarci e voglio rivederlo
il giardino attaccato alla mia casa
che si protende verso la campagna.
C’è l’abete, il pozzo, qualche aiuola,
sotto l’uva un tavolo di pietra.
In un angolo ombroso una bambina gioca,
silenziosa, incantata delle figlie che si muovono
e della luce che non le può ferire.
Non c’è più il giardino,
rimane il pozzo al centro di una piazza
e rifugiati là ad aspettarmi stanno
lucertole, odori e i miei pensieri.

Il poeta è prima o dopo,
mai a tempo.
Si sofferma, s’incanta,
si perde e trova
sotterranei sentieri,
scorciatoie alate,
passaggi arcani.
Nessuno lo segue,
nessuno lo aspetta,
è sempre solo,
per questo scrive, il poeta,
inutile parlare.


Il poeta vorrebbe essere
al centro della terra
a curare le sue ferite
con acque accese
da piccoli soli al tramonto,
disteso su terre soffici
di erbe inviolate.
E’ distratto il poeta,
un automobilista
suona ed impreca.


Il poeta è ferito,
non sapeva di essere in guerra,
girava ignaro
senza elmo e corazza.
Ormai può solo scrivere,
il poeta.

Sull’opposta riva c’è l’altra parte di me,
quella che mi manca per essere una:
una mela, un’arancia, un aquilone.
Della mediterraneità ho i dubbi,
l’irrequietezza, le fantasie;
mi mancano le luci, l’attesa,
i profumi, l’erranza.
Mediterraneo, piccolo mare di sole,
allungato su troppi paralleli,
fiorito di isole, bianco di tempeste,
arcano di leggende, gremito di contrasti,
alla ricerca della sua armonia perduta.

LETTERE NON SPEDITE

Edizioni Giuseppe Laterza - 1998

Nulla ormai trattiene la tua nave
Correnti sconosciute la guidano
E la fune nelle mie mani
Si è esaurita.
Non so andare non so restare.

Mi hanno tolto tutte le parole
Le ho viste grigie immote
In fondo al mare
Esse che curiose e scanzonate
Andavano libere nel mondo
Esse che mi danzavano nel cuore
Ed erano le mie vesti
I profumi miei i miei colori.


Sono partita per riconquistarle
E ne riporto una manciata al giorno
Le nascondo tra i giochi dei bambini
Nella memoria incerta degli adulti
O le ripongo in forzieri blindati
Difese da armi e draghi feroci
Perché esplodano in coro una mattina
Come fanno gli uccelli a primavera.


Il mio cavallo di Troia tra di loro.

I marosi infuriati
Raggiungono la strada,
I cani affamati squarciano le reti;
Così gli errori irrompono
Salgono alla gola,
Urlano nelle orecchie
Folgorano i miei occhi
E mordono, rimordono…
Sono stivali di soldati
Pianto di bambini
Mari immoti di silenzio
Una voce stridula
Che interroga e risponde.
Sale verso le navate
Incontro alla luce che entra
Il suono dell’organo
E la mia voce che prega.
Ascoltala e perdona.

PAROLE AL VENTO

Hammerle Editori - 2007

L’azzuro disegna i tetti
delinea le facciate
abbraccia gli alberi
avvolge la terra
colora ogni respiro.


Solo il tuo terrazzo
è in ombra senza fiori
le finestre chiuse
urla la tua assenza.

La notte interrompe il mio camminare
di rana capovolta di tartaruga
che non riconosce il mare
mi riempie i grilli di orecchie
e gli occhi di nero
finalmente accendo la luce
apro il libro e trovo
il tuo biglietto colmo di parole.


Il gelsomino dopo tanto fiorire
d’estate sembrò gelare al primo freddo
stecchi grigi contro il muro
inerti per mesi sorrisero un giorno
con le loro pavide gemme
come stanotte fanno le tue parole.

Anche questa volta non vinceremo
noi illusi
ingenui sognatori
con le nostre sciabole di plastica sguainate.


Avanziamo in tanti
lungo il fiume
verso la città
tu hai fogli piccoli nelle tasche e tra le mani
io grandi
e rischio di perderli
a ogni istante
altri hanno borse.

IL TRENO, IL VIAGGIO, LA CASA

Ibiskos Editrice Risolo - 2009

Tramonti lenti solcati da voli
Radenti di uccelli
Cullati da acque cangianti
Voci lontane di gente
Sopraffatte da grida di grilli
L’odore dell’erba tagliata
E quello della terra
Che aspetta la pioggia
Mentre la notte che scende
Abbraccia tutte le cose.

Ho messo le mie mani
Tra il tuo viso e il muro
Ho placato le tue parole
Con cuscini di piume
Nell’abisso dell’ultima battaglia
Ho trattenuto te
Guerriero nato.

Ora che sei immobile
Darei le mie mani
La mia voce le mie gambe
La mia vita
Per vederti partire all’attacco
E magari perdere
Nello sfavillio della tua ira.

Agosto avvampa le strade
Cucina le città
Stremite
Occupa orizzonti
Invade angoli
Penetra cavità agosto.
Quando l’acqua di settembre
Lo incalza
Mi trova piatta
E vuota
Alla ricerca
Di un inizio
Qualunque
Per ricominciare.

A LUI RACCONTERO' QUELLO CHE VIDI

Ibiskos Editrice Risolo - 2014

Che pena vederli adirati
Scambiarsi ingiurie e insulti.
Io li conosco
Due persone dabbene.
S’è accesa una fiamma
E li ha divorati.

Mi piacerebbe avere solo amici
Persone che mi voglion bene
Per affrontare insieme
Gli scherzi della vita
E vivere a rilento un’ora
Accanto all’altra senza affanno.

Mi piacerebbe non sentire il tempo
Che mi chiede conto del suo uso
Non sapere gli orrori gli strazi
Le atrocità che incalzano.

Mi piacerebbe avere solo amici
Riuniti tutti nel retro della casa
Quando l’ombra degli alberi
Ci è amica.

Lontano l’odio
Che non mi bruci come d’inverno
Il freddo con le piante
Lontano l’invidia che
Non mi abbracci come
L’edera fa col troco dell’acacia.

E voi accanto tutti
Anche quelli oltre la nebbia
Che i miei occhi non san più vedere.

Mi piacerebbe vivere donando io
Che ho bisogno di tutto
E sempre tremo.

A Giacomo
Inutile passeggiare lungo il fiume
Inutile salire scale voltare angoli
Bussare porte se voi non ci siete.

Volevo raccontarvi
All’imbrunire del giorno
Che nulla avevo trovato
Senza voi del tutto che con voi
Avevo immaginato.

Ho accanto un bimbo piccolissimo
Che mi scruta
A lui racconterò quello che vidi
Senza vergogna quello che sognai
Il mondo dei bambini
Quello che senza voi persi ogni giorno
Un poco

Carla Carloni Mocavero è nata a Perugia dove si laurea in Scienze Politiche. Trasferitasi a Roma (1959-1968) collabora alla terza pagina dell’Osservatore Romano e alla stesura di voci socio-politiche per la”Grande Enciclopedia Curcio”. Da molti anni vive a Trieste.